lunedì 24 marzo 2008

CARCERE, CODICE PENALE: PRESENTATO IL TESTO PISAPIA


La proposta di riforma prevede la cancellazione dell'ergastolo, sostituito da una pena massima di 32 anni, elevabile a 38 per i reati più gravi


Abolizione dell'ergastolo, una condanna che e' "piu' simile alla pena di morte". E' la novita' tra le piu' significative del ddl di riforma della parte generale del Codice penale, schema presentato oggi al ministro della Giustizia Luigi Scotti. La commissione di studio presieduta da Giuliano Pisapia stabilisce che il massimo della pena da infliggere ad un condannato deve essere di 32 anni, elevabili fino a 38 anni per i casi di reati piu' gravi.
La relazione del documento sottolinea che sulla scelta di sostituire nel Codice l'ergastolo con la "detenzione di massima durata c'e' stata una lunga e approfondita riflessione". Si e' tenuto conto "della contrarieta' di gran parte dell'opinione pubblica e dei paventati rischi di indebolire la lotta alla criminalita' organizzata"; ma la commissione a larga maggioranza ha deciso "di non prevedere la pena dell'ergastolo", sulla base di dati oggettivi "che dimostrano come la pena perpetua, cosi' come la pena di morte, non ha mai avuto quell'efficacia deterrente che molti prospettano".
L'ergastolo, si sottolinea, e' "una pena iniqua che pone non pochi dubbi di legittimita' costituzionale"; e cancellarlo e' anche un "atto di civilta' imposto da ragioni di carattere etico-politico perche' l'ergastolo non e' assimilabile alla reclusione ma e' una pena assai piu' simile alla pena di morte". La commissione aggiunge poi che il carcere a vita non c'e' in molti paesi europei, come Norvegia, Portogallo, Spagna, Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina. In altri Stati, ricorda la commissione, seppure previsto in astratto l'ergastolo "non viene applicato in concreto", come in Olanda, Polonia, Albania, Serbia e Ungheria.


lunedì 10 marzo 2008

CONVEGNO "LE PENE DEL FINE PENA"


A Milano il 12 marzo l'associazione Antogone promuove un incontro sugli ostacoli al reinserimento sociale degli ex detenuti


L'associazione “Antigone Lombardia”, in collaborazione con la Camera penale di Milano organizza l'incontro pubblico “LE PENE DEL FINE PENA - ostacoli sulla via del reinserimento sociale”, mercoledì 12 marzo alle ore 18.00 presso la Camera del Lavoro di Milano, Corso di Porta Vittoria, 43.
All'incontro interverranno tra gli altri: il giornalista Riccardo Bocca, caporedattore de “L'Espresso”, che ha documentato – anche con un video che verrà proiettato nel corso dell'iniziativa – le difficoltà concrete che incontra una persona che esce dal carcere; l'avvocato Giuliano Spazzali e Giorgio Bertazzini, Garante dei diritti delle persone limitate nella libertà della Provincia di Milano.
“La gran parte delle persone detenute in Italia – dichiara Alessandra Naldi, responsabile dell'associazione Antigone Lombardia – non sono in carcere per aver commesso reati di particolare gravità come omicidi, stupri o violenze fisiche; si tratta per lo più di individui ritenuti responsabili di reati minori come furti, reati legati al consumo di stupefacenti. Molti anche gli stranieri detenuti che non hanno commesso veri e propri crimini ma che restano in carcere per mesi solo per aver violato le norme della “Bossi-Fini”, la legge sull'immigrazione. Per queste persone sarebbe molto più utile (oltreché meno oneroso per la comunità) predisporre interventi sociali efficaci e ricorrere a pene alternative alla detenzione. Il carcere finisce invece spesso per trasformarsi in un ostacolo insormontabile a quel reinserimento sociale che dovrebbe costituire, secondo la nostra Costituzione, il vero scopo della pena”.Chiunque esca dal carcere, anche dopo brevi periodi di detenzione, ha enormi difficoltà a trovare un lavoro in regola e a ricominciare una vita onesta, senza contare che per molti è proprio in carcere che si viene a contatto con un mondo criminale molto più organizzato e potente rispetto a quello che si conosceva prima.
“Da sempre l'Osservatorio carcere e territorio insiste sulla necessità che gli enti locali cittadini si facciano carico dei problemi delle persone detenute, anche nel delicatissimo momento della scarcerazione Invece – denuncia Corrado Mandreoli, uno dei portavoce di questa importante rete di realtà milanesi che si occupano di carcere – in questi ultimi tempi a Milano abbiamo dovuto registrare ulteriori tagli nei servizi che si occupano di questi problemi, mettendo perfino a rischio la continuità di interventi fondamentali nel campo dell'accoglienza e dell'accompagnamento sociale e lavorativo all'uscita dal carcere”.

Antigone, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, è nata alla fine degli anni ottanta nel solco dell'omonima rivista contro l'emergenza promossa, tra gli altri, da Luigi Ferrajoli, Massimo Cacciari, Stefano Rodotà e Rossana Rossanda. È un'associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente studiosi, magistrati, operatori penitenziari, parlamentari, insegnanti, cittadine e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale. Ha come finalità statutarie lo studio, la ricerca e la sensibilizzazione culturale sul tema del diritto, dei diritti, della giustizia, delle pene. Promuove iniziative finalizzate a estendere il dibattito su tali tematiche e sugli aspetti che da esse derivano nel confronto politico; a sviluppare una crescente attenzione sociale sul tema dei diritti e delle garanzie nel sistema penale; ad analizzare e diffondere informazioni e conoscenze sulla condizione carceraria con lo scopo di perseguire il rispetto delle finalità costituzionalmente previste per la pena detentiva. Da anni, inoltre, Antigone partecipa anche a livello lombardo alla Conferenza Volontariato Giustizia ed è membro dell'Osservatorio carcere e territorio della città di Milano.

venerdì 7 marzo 2008

PERMESSI 104: PARERE DELLA FUNZIONE PUBBLICA

Il 18 febbraio 2008, il Dipartimento per la Funzione Pubblica ha diramato un Parere (il numero 13/2008) relativo ad alcuni aspetti applicativi dei permessi lavorativi concessi ai familiari di persone con handicap grave. Si tratta di una disposizione rilevante poiché interessa tutti i dipendenti pubblici, anche se è possibile che sia rivista in futuro dato che si è in attesa di una pronuncia, su questi temi, da parte del Consiglio di Stato su richiesta del Ministero dell'Economia.
Il Parere, emanato in risposta ad uno specifico quesito, verte sui requisiti di continuità ed esclusività dell'assistenza introdotti dalla Legge 53/2000. Come si ricorderà, l'articolo 20 ha precisato che le agevolazioni lavorative spettano "anche qualora l'altro genitore non ne abbia diritto". I permessi lavorativi, inoltre sono stati estesi "ai famigliari lavoratori, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assistono con continuità e in via esclusiva un parente o un affine entro il terzo grado portatore di handicap, ancorché non convivente". I permessi lavorativi, quindi, spettano - a prescindere dalla convivenza - anche a quei familiari che assicurano l'assistenza con continuità e in via esclusiva alle persone con handicap grave.I concetti di continuità ed esclusività sono stati oggetto di diverse interpretazioni da parte degli istituti previdenziali (INPS e INPDAP) e dello stesso Ministero del Lavoro. Ora il Dipartimento della Funzione Pubblica esprime il suo orientamento.Vale la pena di ricordare che la continuità e l'esclusività dell'assistenza, non hanno comunque rilevanza nel caso dei permessi concessi ai genitori di persone con disabilità con essi conviventi.

Continuità

Il Dipartimento ritiene che il Legislatore abbia voluto collegare in senso stretto la concessione dei permessi al requisito definito dall'articolo 3 comma 3 della Legge 104/ e cioè collegando la situazione di gravità alla necessità di un intervento assistenziale "permanente, continuativo e globale": la situazione di handicap grave, richiede per definizione l'assistenza continuativa.

Secondo il Dipartimento Funzione Pubblica la continuità sussiste soltanto quando l'assistenza è prestata non in maniera saltuaria od occasionale ma "con assiduità e costanza, in modo tale da prestare un servizio adeguato e sistematico ossia regolare alla persona handicappata". Si tratta, fin qui, di considerazioni non dissimili a quelle espresse da INPS e INPDAP. Ma precisa anche il Dipartimento che la continuità dell'assistenza non costituisce la finalità del permesso, e tale non potrebbe essere data l'esigua consistenza degli stessi, pari a tre giorni al mese, ma ne costituisce, al contrario, il presupposto di fatto legittimante.

Nella sostanza, se non preesiste la continuità dell'assistenza, sistematica e costante al di fuori dell'orario di lavoro, i permessi non vanno concessi.

Dopo queste precisazioni il Dipartimento non fornisce alcuna indicazione per l'applicazione operativa, anzi Il Dipartimento Funzione Pubblica precisa che l'esclusività va intesa nel senso che vi sia un solo lavoratore che richiede i permessi lavorativi e che ne fruisce. Questi vanno concessi, quindi, anche nel caso vi siano nel nucleo familiare altre persone in grado di prestare assistenza. In questo il Dipartimento è in linea con le indicazioni già fornite dall'INPS e dal Ministero del Lavoro.La condizione va autocertificata dal lavoratore interessato e valutata dall'amministrazione competente. attribuisce discrezionalità alle amministrazioni interessate: "la situazione sarà valutata di volta in volta e a seconda delle circostanze concrete da parte dell'amministrazione interessata". La condizione della continuità va autocertificata dal lavoratore interessato e valutata dall'amministrazione competente (solitamente l'ufficio personale o risorse umane).

Esclusività

Il Dipartimento Funzione Pubblica precisa che l'esclusività va intesa nel senso che vi sia un solo lavoratore che richiede i permessi lavorativi e che ne fruisce. Questi vanno concessi, quindi, anche nel caso vi siano nel nucleo familiare altre persone in grado di prestare assistenza. In questo il Dipartimento è in linea con le indicazioni già fornite dall'INPS e dal Ministero del Lavoro.

La condizione va autocertificata dal lavoratore interessato e valutata dall'amministrazione competente.

mercoledì 5 marzo 2008

TARIFFE GIORNALIERE 2008 PER LE PRESTAZIONI IN RSA, RSD E CDD

A partire dal 1° gennaio 2008 le tariffe giornaliere per le prestazioni erogate in Rsa (Residenze sanitarie per anziani), Rsd (Residenze sanitarie per disabili), Cdd (Centri diurni per disabili), a carico del Fondo sanitario regionale sono ripartite come segue:

Delibera 6677 del 28 febbraio 2008

lunedì 25 febbraio 2008

SPORTELLO DISABILI MOBILE IN PROVINCIA DI COMO


Si svolgerà a Mariano Comense, Dongo e Gravedona, in provincia di Como, la primissima tappa del 2008 in collaborazione con la sede territoriale di Como, i servizi sociali di Mariano Comense, l'Ufficio di Piano di Gravedona e i servizi sociali di Dongo. L'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate di Menaggio e di Cantù, sarà presente sul camper attraverso un funzionario per informare e orientare, con il supporto di materiale informativo tutte le persone con disabilità, Associazioni e familiari su tutte le agevolazioni fiscali, detrazioni IRPEF, aliquote agevolate, 730.


Il Camper, accessibile e attrezzato ad uso ufficio, sarà a disposizione dei cittadini disabili e delle loro organizzazioni, per offrire i servizi e l'esperienza pluriennale dello Sportello Disabili di Regione Lombardia. Il Camper continua il cammino realizzato in questi 4 anni e giungerà a toccare nel corso del 2008 altre 12 località lombarde. Sarà inoltre presente al Dishow di Brescia Montichiari, alle Feste del volontariato di Mantova e Sondrio, al Salone delle Autonomie locali di Rimini, a Campus 2008 a Monza e a Manifesta 2008 a Osnago(Lc).Lo Sportello Disabili Mobile è una iniziativa di Regione Lombardia DG Famiglia e Solidarietà Sociale, in collaborazione con Aias Milano, Anmic e Ledha. Punta a conseguire i seguenti obiettivi: offrire ai cittadini con disabilità e alle loro famiglie informazioni utili per migliorare la qualità della vita; rafforzare i legami tra lo Sportello Disabili e la rete dei servizi e delle iniziative locali; diffondere notizie su appuntamenti ed eventi per il mondo della disabilità in Lombardia.

Dove e quando il camper in provincia di Como?
Dongo: 11 marzo in Piazza Paracchini, davanti al Comune
Gravedona: 12 marzo in Piazza Trieste
Mariano Comense: 18 e 19 marzo in Piazza Roma vicino all'edicola
Risorse
Per informazioni Sportello Disabili Regione Lombardia Spazio Regione di Via Fabio Filzi, 22 - 20124 Milano tel. 02 67654740 - fax 02 67655503 dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 17.30 - venerdì dalle 9.00 alle 13.30

martedì 19 febbraio 2008

INFORTUNIO IN ITINERE ESTESO


Va riconosciuto l'infortunio in itinere al lavoratore che fa il tragitto con la sua auto se non ha preso l'autous a causa di uno sciopero.
Sentenza Cassazione N°3776 del 14 febbraio 2008.

INVALIDI, PENSIONI DA OTTO EURO AL GIORNO. L'AMNIC: "UNA FIRMA PER AUMENTARLE"


Proposta di legge di iniziativa popolare dall’Associazione dei mutilati e invalidi civili: l’obiettivo è equiparare le pensioni a quelle minime, portandole da 246 a 580 euro mensili. Pagano: “In campagna elettorale preoccupante calo di interesse sul welfare”.


ROMA - Una firma per non essere più costretti a sopravvivere con soli otto euro al giorno e annullare quelle discriminazioni fra pensionati che penalizzano, in modo paradossale, una delle fasce più disagiate, quella degli invalidi civili e degli inabili al lavoro. A chiederla è l'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (Anmic) che intende così dar forza alla sua proposta di legge di iniziativa popolare che mira a "mettere fine ad una inaccettabile ingiustizia" aumentando l'importo della pensione riservata a questa categoria di cittadini dagli attuali 246,73 euro a 580 euro al mese. "Sembra assurdo - recita una nota dell'associazione - ma oggi la condizione degli invalidi civili totali ((riconosciuti con il 100% e con meno di 60 anni) e quella di tutti gli invalidi civili parziali (dal 74 al 99%), per lo più inabili al lavoro, è quella di sopravvivere con 246,73 euro al mese, appena otto euro al giorno: infatti, nonostante le promesse di riforma e di incremento degli assegni, la maggior parte degli invalidi risulta tuttora esclusa dagli aumenti per le pensioni più basse previste a favore delle categorie disagiate e fissate invece a 580 euro al mese". In questo modo, secondo l'Anmic, il legislatore "ha creato una ingiusta disparità di trattamento fra pensionati, penalizzando peraltro la fascia di cittadini con handicap, più disagiata". La proposta di legge di iniziativa popolare mira ad equiparare le pensioni degli invalidi civili alle cosiddette pensioni minime, del resto già considerate - fa notare l'Associazione - "minimo vitale per assicurare una vita dignitosa". La raccolta delle firme si svilupperà sull'intero territorio nazionale nelle 103 sedi provinciali dell'Anmic e mira anche a riaccendere l'attenzione della politica a questi temi durante la campagna elettorale. "In questo momento di stallo dell'iniziativa di governo in attesa del risultato elettorale - afferma il presidente nazionale Giovanni Pagano - registriamo un preoccupante calo di attenzione sui temi del welfare e della disabilità": da qui la necessità di chiamare a raccolta "insieme agli invalidi e ai loro familiari anche tutti gli italiani" perché grazie alla "capacità di mobilitazione e al senso di responsabilità della società civile" venga restituita "visibilità e giustizia a questa fascia di cittadini oggi dimenticata".