Lo annuncia lo stesso titolare della Solidarietà sociale nel corso della sua ultima conferenza stampa da ministro. ’’Insensato chiedere pareri su interventi che non saremo noi a realizzare’’. L’auspicio è che la Conferenza nazionale prevista a giugno a conclusione del viaggio possa comunque essere organizzata
ROMA - Una delle cose che più amareggiano il ministro Ferrero, insieme al mancato risultato della riforma delle leggi sull'immigrazione, è di non aver potuto portare a termine i progetti nel campo della disabilità. Parlando a Palazzo Chigi durante la sua ultima conferenza stampa come ministro, oggi Ferrero ha spiegato che, per ragioni evidenti, il viaggio sulla disabilità che era stato appena avviato con la prima tappa, sarà annullato. Non ha senso - ha risposto il ministro a una domanda sul tema - andare in giro per l'Italia a chiedere pareri alle persone e suggerimenti per interventi politici che non saremo noi a poter realizzare. E' un vero peccato - ha aggiunto Ferrero - perché sarebbe stata un'occasione importante di conoscenza e verifica così come è stato il viaggio nell'Italia dell'immigrazione. Per quanto riguarda la Conferenza nazionale sulla disabilità, che avrebbe dovuto essere l'obiettivo finale del viaggio, il ministro uscente non ha escluso del tutto che non si possa mettere in calendario. Ovviamente - ha precisato Ferrero - non potrò essere io a decidere. Ora la palla è nelle mani dei dirigenti del ministero che rimangono e che hanno tutti gli strumenti per poter continuare il lavoro avviato. Si tratta, come è evidente, di capire quali saranno gli sviluppi politici della crisi e di capire quale sarà il destino del ministero della Solidarietà. Uno dei successi di cui invece il ministro Ferrero può dirsi fiero è quello legato alla monitoraggio della spesa sociale nelle regioni. "Quando siamo arrivati al ministero - ha spiegato oggi - non si era in grado di capire come venivano spesi i soldi, il grado di spesa delle singole regioni e le destinazioni delle risorse. Abbiamo costruito noi un nuovo sistema di monitoraggio e un sistema di controllo della spesa sociale per evitare confusioni e il fenomeno più consueto della invisibilità della spesa".
venerdì 1 febbraio 2008
mercoledì 30 gennaio 2008
MINISTERO DEL LAVORO: NORMATIVA DISABILI ED ESCLUSIONI NEL SETTORE EDILE PER IL PERSONALE DI CANTIERE

La Direzione Generale del mercato del lavoro del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, con nota prot. n. 13/III/ 002256 del 29 gennaio 2008, ha chiarito che, in base a quanto previsto dall’art. 1, comma 53, della Legge n. 247/2007 (Protocollo del Welfare), i datori di lavoro appartenenti al settore edile, ai fini della determinazione della base di computo su cui calcolare gli obblighi previsti dalla Legge n. 68 del 1999, effettueranno le esclusioni con riferimento al “personale di cantiere” ed agli “addetti al trasporto”.
Infatti, il citato comma 53 ha inserito all’art. 5, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68 un successivo periodo che prevede che “non sono inoltre tenuti all’osservanza dell’obbligo di cui all’art. 3 i datori di lavoro del settore edile per quanto concerne il personale di cantiere e gli addetti al trasporto del settore”.
Infatti, il citato comma 53 ha inserito all’art. 5, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68 un successivo periodo che prevede che “non sono inoltre tenuti all’osservanza dell’obbligo di cui all’art. 3 i datori di lavoro del settore edile per quanto concerne il personale di cantiere e gli addetti al trasporto del settore”.
lunedì 28 gennaio 2008
TARIFFE: NEGLI ULTIMI DIECI ANNI CRESCIUTE IL DOPPIO DELL'INFLAZIONE

In dieci anni, le tariffe dei servizi degli enti locali sono cresciute molto più dell’inflazione. A fronte di un’ inflazione cresciuta del 25%, le tariffe pagate dai cittadini per acqua, gas, rifiuti e trasporti urbani hanno infatti segnato un vero e proprio boom con aumenti a volte quasi tre volte superiori al tasso di crescita dei prezzi.
E’ il caso dell’acqua che, tra il 1997 e il 2006, come emerge dal rapporto di Unioncamere sulle società degli enti locali, ha messo a segno un +61,4%. Andamenti simili sono stati registrati anche per le tariffe del gas, oltre il 45%, dei rifiuti (+43%) e dei trasporti urbani (+35%).
E’ il caso dell’acqua che, tra il 1997 e il 2006, come emerge dal rapporto di Unioncamere sulle società degli enti locali, ha messo a segno un +61,4%. Andamenti simili sono stati registrati anche per le tariffe del gas, oltre il 45%, dei rifiuti (+43%) e dei trasporti urbani (+35%).
Unica eccezione la crescita delle tariffe elettriche che sono aumentate a ritmi inferiori all’inflazione (+20,8%).
“In una fase contraddistinta dal un tendenziale ristagno del reddito disponibile - sottolinea Unioncamere - gli adeguamenti tariffari hanno avuto un impatto particolarmente pesante sui bilanci delle famiglie”. Nel 2006, infatti, la spesa totale dei consumatori per i principali servizi di pubblica utilità ha raggiunto i 39.017 milioni di euro, con un aumento del 48,9% rispetto al 1997. “In generale - aggiunge l’associazione - le tariffe hanno mostrato una significativa accelerazione a partire dai primi anni 2000, cioè a cavallo del changeover”. Proprio con il passaggio dalla lira all’euro, l’Italia sembra infatti aver cercato di adeguarsi al resto d’Europa. Nonostante ciò, nel nostro Paese le tariffe dell’acqua, dei rifiuti e dei trasporti urbani, risultano ancora inferiori a quelle vigenti negli altri paesi dell’Ue. Così come il costo del biglietto dei mezzi di trasporto pubblico che, nelle nostre città non è mai superiore a 1 euro a fronte di valori medi europei che oscillano tra 1 e 2,2 euro. Ma, si sottolinea, “proprio perché alcuni Paesi europei sono partiti da livelli più elevati rispetto all’Italia, l’insieme dell’area dell’euro presenta in media tassi di crescita più contenuti per la tariffe praticate alle famiglie, ad eccezione soltanto di quella del gas che è rincarata notevolmente soprattutto per effetto del sensibile rialzo dei listini registrato in Germania”.
“In una fase contraddistinta dal un tendenziale ristagno del reddito disponibile - sottolinea Unioncamere - gli adeguamenti tariffari hanno avuto un impatto particolarmente pesante sui bilanci delle famiglie”. Nel 2006, infatti, la spesa totale dei consumatori per i principali servizi di pubblica utilità ha raggiunto i 39.017 milioni di euro, con un aumento del 48,9% rispetto al 1997. “In generale - aggiunge l’associazione - le tariffe hanno mostrato una significativa accelerazione a partire dai primi anni 2000, cioè a cavallo del changeover”. Proprio con il passaggio dalla lira all’euro, l’Italia sembra infatti aver cercato di adeguarsi al resto d’Europa. Nonostante ciò, nel nostro Paese le tariffe dell’acqua, dei rifiuti e dei trasporti urbani, risultano ancora inferiori a quelle vigenti negli altri paesi dell’Ue. Così come il costo del biglietto dei mezzi di trasporto pubblico che, nelle nostre città non è mai superiore a 1 euro a fronte di valori medi europei che oscillano tra 1 e 2,2 euro. Ma, si sottolinea, “proprio perché alcuni Paesi europei sono partiti da livelli più elevati rispetto all’Italia, l’insieme dell’area dell’euro presenta in media tassi di crescita più contenuti per la tariffe praticate alle famiglie, ad eccezione soltanto di quella del gas che è rincarata notevolmente soprattutto per effetto del sensibile rialzo dei listini registrato in Germania”.
Secondo i dati Eurostat, infatti, nell’ultimo decennio il prezzo del gas naturale ha segnato nell’Eurozona un aumento del 70,2%, quello dei rifiuti urbani del 42,8%, quello dell’acqua del 28% e quello dell’energia elettrica del 15%.
A questo dato, il Codacons aggiunge ulteriori rincari: quelli “selvaggi registrati nei prezzi”. Negli stessi dieci anni, sottolinea infatti il presidente Carlo Rienzi, questi sono cresciuti dell’80%, causando non poche difficoltà a “migliaia di famiglie che non riescono più ad arrivare alla fine del mese”. “Un boom che ha avuto il suo picco con l’introduzione dell’euro, quando si è assistito ad arrotondamenti selvaggi dei listini in tutti i settori”. Per questo, sottolinea Rienzi, “il rischio concreto è quello di un eccessivo indebitamento per far fronte anche alle spese primarie, e di un aumento impressionante dei nuclei che nei prossimi 2 anni entreranno nella fascia di povertà”.
A questo dato, il Codacons aggiunge ulteriori rincari: quelli “selvaggi registrati nei prezzi”. Negli stessi dieci anni, sottolinea infatti il presidente Carlo Rienzi, questi sono cresciuti dell’80%, causando non poche difficoltà a “migliaia di famiglie che non riescono più ad arrivare alla fine del mese”. “Un boom che ha avuto il suo picco con l’introduzione dell’euro, quando si è assistito ad arrotondamenti selvaggi dei listini in tutti i settori”. Per questo, sottolinea Rienzi, “il rischio concreto è quello di un eccessivo indebitamento per far fronte anche alle spese primarie, e di un aumento impressionante dei nuclei che nei prossimi 2 anni entreranno nella fascia di povertà”.
giovedì 24 gennaio 2008
UNA FESTA PER I BAMBINI DI ORNELLA

L'associazione I Bambini di Ornella invita soci, socie amici e simpatizzanti a partecipare alla Bicchierata del tesseramento 2008, organizzata per venerdì 25 gennaio 2008 alle 20.30 presso il Salone della Cà d'industria in via Brambilla 61 a Como.
Nel corso della serata, che sarà allietata dal gruppo musicale Musica Spiccia con un programma di "Musica dal Mondo", si discuterà delle iniziative in programma a sostegno del Centro di accoglienza di Kelle, in Senegal.
Per informazioni: email info@ibambinidiornella.org
venerdì 18 gennaio 2008
IL 40% DELLA SPESA SOCIALE DEI COMUNI AFFIDATA AL VOLONTARIATO

Da un'indagine Auser, risulta che il 40,3% della spesa sociale dei Comuni capoluogo di Provincia, nel 2006, è stato gestito attraverso le Cooperative sociali e dal volontariato; per entrare compiutamente nei risultati della ricerca sul Rapporto fra Enti locali e Terzo Settore, pubblichiamo il COMUNICATO STAMPA.
Roma, 18 gennaio 2008
Il 40,3% della spesa sociale dei comuni capoluogo di Provincia, nel 2006 risulta gestita attraverso l'intervento delle Cooperative sociali e dal volontariato. Una percentuale che si innalza fino al 60% nelle città più grandi, come Bari e Firenze.
Un pubblico che arretra e un privato che avanza, una tendenza sempre più evidente e diffusa, accompagnata da problemi di trasparenza, di regole poco chiare, di problemi di controlli sulla qualità delle prestazioni. E' uno degli aspetti più preoccupanti che emerge dall'indagine promossa dall'Auser che fotografa la realtà del rapporto tra "Enti locali e Terzo Settore" realizzata da Francesco Montemurro e che verrà presentata a Roma mercoledì 23 gennaio presso la Cgil Nazionale (Sala Santi) alle ore 10 in una Tavola Rotonda a cui parteciperanno: Michele Mangano, presidente nazionale Auser; Francesco Montemurro Responsabile dell'indagine; Stefano Daneri Cgil nazionale; Riccardo Terzi Segretario nazionale Spi-Cgil; Maria Guidotti Portavoce Forum nazionale del Terzo Settore; Loreto Del Cimmuto direttore Lega delle Autonomie Locali; Arturo Bianco Anci.
"Al centro delle relazioni tra enti locali e organismi del cosiddetto Terzo settore c'è un enorme paradosso - sottolinea Michele Mangano, presidente nazionale Auser- Infatti, a fronte del rilevante apporto che Associazioni e Imprese sociali forniscono alla gestione dei servizi sociali, le autonomie locali sono ancora inadempienti nella creazione di un sistema di regole davvero efficiente e trasparenti, per consentire al Terzo settore di erogare servizi di qualità e svolgere una funzione importante anche in termini di programmazione e di sussidiarietà orizzontale".
Lo spaccato che emerge dall'indagine dell'Auser fa molto riflettere. Secondo dati della ricerca sono soprattutto i grandi Comuni - dove la crescente domanda di assistenza necessita, per poter essere soddisfatta, di un numero elevato di operatori - che affidano all'esterno la gestione dei servizi sociali e alla persona. Oltre a Bari e Firenze, anche Roma e Catania ormai gestiscono oltre il 50% della spesa sociale attraverso gli organismi del terzo settore. Il Comune di Milano, invece, acquista servizi dall'esterno solo per il 32% della spesa sociale, assicurando le prestazioni sociali ai cittadini non attraverso l'aumento del numero degli operatori sociali, quanto piuttosto ricorrendo alla concessione di contributi monetari alle famiglie, le quali si rivolgono a loro volta alle cooperative e alle altre imprese sociali per ricevere i servizi.
La ricerca dell'Auser ha inoltre esaminato i bandi pubblicati, (l'indagine ha concentrato l'attenzione soprattutto sui principali, pubblicati sulla stampa nazionale), riguardanti l'affidamento all'esterno di servizi sociali (ad esempio, assistenza domiciliare ed educativa territoriale, asilo nido e gestione della mensa, ecc.).
Sono ancora tante le amministrazioni locali che predispongono bandi poco chiari e generici nelle parti che riguardano i rapporti gestionali tra ente committente e affidatario, e soprattutto sulla base della formula del massimo ribasso rispetto alla base d'asta. Tra maggio e settembre 2007, i Comuni hanno indetto 157 selezioni pubbliche e ristrette per appaltare a imprese sociali e associazioni la gestione di servizi sociali, per una spesa prevista di 40,3 milioni di euro.
Quasi due gare su dieci sono state indette sulla base del criterio di aggiudicazione cosiddetto del "massimo ribasso". Tale formula è volta a premiare esclusivamente i ribassi proposti dalle imprese sociali rispetto alla base d'asta o prezzo base progettato dal Comune, ignorando, in definitiva, le componenti tecniche e qualitative delle offerte.
Nei comuni più piccoli resiste, per esempio, la prassi degli affidamenti diretti per la gestione di servizi e interventi sociali, in assenza di procedure ristrette o aperte di gare e anche della formula del confronto fra preventivi.
Roma, 18 gennaio 2008
Il 40,3% della spesa sociale dei comuni capoluogo di Provincia, nel 2006 risulta gestita attraverso l'intervento delle Cooperative sociali e dal volontariato. Una percentuale che si innalza fino al 60% nelle città più grandi, come Bari e Firenze.
Un pubblico che arretra e un privato che avanza, una tendenza sempre più evidente e diffusa, accompagnata da problemi di trasparenza, di regole poco chiare, di problemi di controlli sulla qualità delle prestazioni. E' uno degli aspetti più preoccupanti che emerge dall'indagine promossa dall'Auser che fotografa la realtà del rapporto tra "Enti locali e Terzo Settore" realizzata da Francesco Montemurro e che verrà presentata a Roma mercoledì 23 gennaio presso la Cgil Nazionale (Sala Santi) alle ore 10 in una Tavola Rotonda a cui parteciperanno: Michele Mangano, presidente nazionale Auser; Francesco Montemurro Responsabile dell'indagine; Stefano Daneri Cgil nazionale; Riccardo Terzi Segretario nazionale Spi-Cgil; Maria Guidotti Portavoce Forum nazionale del Terzo Settore; Loreto Del Cimmuto direttore Lega delle Autonomie Locali; Arturo Bianco Anci.
"Al centro delle relazioni tra enti locali e organismi del cosiddetto Terzo settore c'è un enorme paradosso - sottolinea Michele Mangano, presidente nazionale Auser- Infatti, a fronte del rilevante apporto che Associazioni e Imprese sociali forniscono alla gestione dei servizi sociali, le autonomie locali sono ancora inadempienti nella creazione di un sistema di regole davvero efficiente e trasparenti, per consentire al Terzo settore di erogare servizi di qualità e svolgere una funzione importante anche in termini di programmazione e di sussidiarietà orizzontale".
Lo spaccato che emerge dall'indagine dell'Auser fa molto riflettere. Secondo dati della ricerca sono soprattutto i grandi Comuni - dove la crescente domanda di assistenza necessita, per poter essere soddisfatta, di un numero elevato di operatori - che affidano all'esterno la gestione dei servizi sociali e alla persona. Oltre a Bari e Firenze, anche Roma e Catania ormai gestiscono oltre il 50% della spesa sociale attraverso gli organismi del terzo settore. Il Comune di Milano, invece, acquista servizi dall'esterno solo per il 32% della spesa sociale, assicurando le prestazioni sociali ai cittadini non attraverso l'aumento del numero degli operatori sociali, quanto piuttosto ricorrendo alla concessione di contributi monetari alle famiglie, le quali si rivolgono a loro volta alle cooperative e alle altre imprese sociali per ricevere i servizi.
La ricerca dell'Auser ha inoltre esaminato i bandi pubblicati, (l'indagine ha concentrato l'attenzione soprattutto sui principali, pubblicati sulla stampa nazionale), riguardanti l'affidamento all'esterno di servizi sociali (ad esempio, assistenza domiciliare ed educativa territoriale, asilo nido e gestione della mensa, ecc.).
Sono ancora tante le amministrazioni locali che predispongono bandi poco chiari e generici nelle parti che riguardano i rapporti gestionali tra ente committente e affidatario, e soprattutto sulla base della formula del massimo ribasso rispetto alla base d'asta. Tra maggio e settembre 2007, i Comuni hanno indetto 157 selezioni pubbliche e ristrette per appaltare a imprese sociali e associazioni la gestione di servizi sociali, per una spesa prevista di 40,3 milioni di euro.
Quasi due gare su dieci sono state indette sulla base del criterio di aggiudicazione cosiddetto del "massimo ribasso". Tale formula è volta a premiare esclusivamente i ribassi proposti dalle imprese sociali rispetto alla base d'asta o prezzo base progettato dal Comune, ignorando, in definitiva, le componenti tecniche e qualitative delle offerte.
Nei comuni più piccoli resiste, per esempio, la prassi degli affidamenti diretti per la gestione di servizi e interventi sociali, in assenza di procedure ristrette o aperte di gare e anche della formula del confronto fra preventivi.
Il fenomeno coinvolge il 75% dei comuni e si manifesta per importi non superiori a 20.000 euro. Si stima che la cifra affidata direttamente nel 2007 è di circa 8 milioni di euro.
L'indagine dell'Auser evidenzia inoltre gravi inadempienze delle Regioni che a 7 anni dall'approvazione della legge 328/2000, non hanno ancora completato le procedure per rendere operativo l'istituto dell'accreditamento dei servizi sociali, necessario a regolamentare il rapporto tra enti locali e imprese sociali e a fissare standard di funzionamento e di gestione delle strutture e dei servizi. Fino ad oggi solo 3 amministrazioni (Marche e Veneto e la provincia di Trento) hanno concluso il percorso di modernizzazione dei propri sistemi di offerta dei servizi sociali. Vi è poi un gruppo di regioni (Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e la provincia di Bolzano) che ha avviato le procedure senza però giungere a risultati concreti. Solo le regioni Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sardegna e Sicilia non hanno ancora definito alcun sistema di accreditamento.
L'indagine dell'Auser evidenzia inoltre gravi inadempienze delle Regioni che a 7 anni dall'approvazione della legge 328/2000, non hanno ancora completato le procedure per rendere operativo l'istituto dell'accreditamento dei servizi sociali, necessario a regolamentare il rapporto tra enti locali e imprese sociali e a fissare standard di funzionamento e di gestione delle strutture e dei servizi. Fino ad oggi solo 3 amministrazioni (Marche e Veneto e la provincia di Trento) hanno concluso il percorso di modernizzazione dei propri sistemi di offerta dei servizi sociali. Vi è poi un gruppo di regioni (Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e la provincia di Bolzano) che ha avviato le procedure senza però giungere a risultati concreti. Solo le regioni Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sardegna e Sicilia non hanno ancora definito alcun sistema di accreditamento.
giovedì 17 gennaio 2008
LA REGIONE SANCISCE LE MODALITA' DI UTILIZZO DEL FNPS (Fono Nazionale Politiche Sociali)

Nella riunione della Giunta regionale dello scorso 27 dicembre, è stata emanata la Delibera di riparto del Fondo Nazionale Politiche Sociali.
Si tratta della Delibera attaverso cui la regione assegna i fondi per la gestione della L.328/00 ai Distretti della nostra Regione.
DGR 6398/07
Note di lettura
Si tratta della Delibera attaverso cui la regione assegna i fondi per la gestione della L.328/00 ai Distretti della nostra Regione.
DGR 6398/07
Note di lettura
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lunedì 14 gennaio 2008
CONSULTORI FAMILIARI BOOM DEI PRIVATI

Un'indagine della CGIL di Milano evidenzia in Lombardia una profonda crisi dei Consultori familiari pubblici a vantaggio delle strutture ptivate.
I presidiu pubblici vedono costantemente diminuire le risorse ed il personale in calo dell'8,5% a fronte di un aumento nel settore privato stimabile in un 40%.
Peraltro le strutture private non garantiscono tutti i servizi inerenti la L.194.
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